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Cronaca

 

Torino - Era stato un mese in carcere. Le accuse dei familiari

Travolse con l'auto una ragazza:
si impicca per il rimorso

Guidò ubriaco. «Sognava sempre l'incidente»

Claudia Muro (Ansa)
Claudia Muro (Ansa)
MILANO - Ha lasciato un biglietto ai genitori con poche e disperate parole: «Vi chiedo scusa per questo e per tutto il resto». Voleva essere perdonato, ancora una volta, per l'ultima volta. Era ormai convinto di aver sprecato la sua vita e di aver rovinato quella degli altri. Poi Corrado Avaro ha preso una corda e si è impiccato a una trave del soffitto di camera sua. Trentun anni e un peso troppo grande sulla coscienza: il 15 luglio dell'anno scorso, ubriaco alla guida della sua auto, Avaro aveva travolto e ucciso Claudia Muro, una ragazzina di 16 anni appena uscita dalla discoteca Villa Glicini di San Secondo di Pinerolo, in provincia di Torino.

Corrado Avaro (Ansa)
Corrado Avaro (Ansa)
Lo ha trovato il padre Giuseppe, un agricoltore di 69 anni, nella cascina di via Gemerello 41 a Cavour in cui vivevano da soli (la madre se n'è andata) dopo la condanna di tre anni inflitta al ragazzo. L'uomo, sconvolto dal dolore, ha accusato giornali e televisioni: «Sono stati loro a ucciderlo, lo hanno dipinto come un mostro, un assassino spietato. Si sono accaniti contro mio figlio e ora qualcuno pagherà per questo». Ma le difficoltà di Corrado arrivavano da più lontano. Depressione e alcolismo: aveva già tentato il suicidio nel maggio del 2006, prima del dramma di Claudia, e solo l'intervento dei carabinieri aveva impedito che si lanciasse da un ponte sulla tangenziale di Torino. Per ben tre volte gli era stata ritirata la patente perché al volante in stato di ebbrezza: la prima nel 1999, poi nel 2004 e infine, per due mesi e dieci giorni, in quel tragico 2007. Il giovane aveva lasciato il carcere un mese dopo l'incidente.

Il Tribunale del riesame di Torino mutò l'accusa da omicidio volontario a colposo e Corrado venne affidato alla comunità di don Ilario Rolle, parroco della Santa Gianna di Venaria. Don Ilario era la sua guida, il suo confidente: «Ogni giorno mi faceva almeno due telefonate e mi mandava una ventina di sms — racconta il sacerdote —. Mi ripeteva sempre: "Continuo a sognare l'incidente, Claudia sul parabrezza della mia macchina... ma don, credimi, io non l'ho proprio vista"». Aveva ripreso a lavorare come muratore, ma invece di migliorare andava sempre peggio. Don Ilario racconta che ultimamente Corrado entrava e usciva dagli ospedali: «La depressione è una brutta bestia, qualcuno l'ha sottovalutata: mi chiedo come abbiano fatto a dimetterlo in quelle condizioni », sospira ora il sacerdote. Con compostezza e umanità, i Muro partecipano al dolore dei genitori di Avaro: «È un giorno triste anche per noi, oggi Claudia muore un'altra volta — dice la famiglia della ragazza investita dal giovane —. Non volevamo che finisse così e, ne siamo sicuri, non l'avrebbe voluto nemmeno Claudia».

Pubblicato il 11/11/2008 alle 8.54 nella rubrica Diario.

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